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La scogliera fossile

La scogliera fossile

Un muro di fossili a cielo aperto: il margine della scogliera tropicale del Cretaceo, con le rudiste ancora in posizione di vita. Monumento naturale della Regione Lazio e geosito RM_16.

La parete calcarea davanti a te è il margine di una scogliera di 100 milioni di anni fa, messa a nudo dall'erosione: centinaia di rudiste ancora in posizione di vita, così come crescevano sul fondale. Ogni cono di pietra che vedi era un animale.

Le rudiste erano molluschi bivalvi oggi estinti, parenti lontani di cozze e vongole ma dalla forma stranissima: una valva a cono, fissata al fondale, e l'altra appoggiata sopra come un coperchio. Nei mari caldi del Cretaceo presero il posto dei coralli come costruttrici di scogliere. Qui se ne riconoscono generi come Vaccinites e Sauvagesia, insieme a coralli, gasteropodi nerineidi, spugne e rari ricci di mare.

All'epoca qui non c'erano montagne: eri sul bordo della grande piattaforma carbonatica laziale-abruzzese, un mare basso e tiepido simile alle Bahamas di oggi (Cenomaniano–Santoniano, tra 100 e 85 milioni di anni fa). I gusci accumulati in milioni di anni sono diventati il calcare su cui è costruito il paese; molto più tardi il sollevamento dell'Appennino ha portato quel fondale fin quassù, a oltre 900 metri di quota.

È uno dei rarissimi luoghi in Italia dove si cammina letteralmente sul margine di una scogliera fossile: per questo è censito tra i geositi del Lazio (codice RM_16) ed è Monumento naturale della Regione Lazio dal 2016 (il nome ufficiale è «Scogliera cretacica fossile di Rocca di Cave», istituito con decreto del Presidente della Regione del 3 ottobre 2016). Gli scavi e gli studi proseguono con le università, e i reperti più belli sono esposti al Museo Geopaleontologico «Ardito Desio», nel castello.

Da queste rocce arriva anche una celebrità: «Tito», il primo dinosauro sauropode italiano. Un abitante trovò per caso una vertebra di coda in una pietra locale mentre costruiva un muretto a secco; gli studi (2016) rivelarono un giovane titanosauro di circa 6 metri, vissuto 112 milioni di anni fa, quando queste isole tropicali facevano da ponte tra Africa ed Europa. La sua storia ti aspetta al museo.

Tappe della visita

Benvenuti sull'antico fondale
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Com'era qui

scorri le epoche

Dal cartello del sentiero, a 5 passi dalla parete, inquadrando il muro di fossili

90 milioni di anni fa10 milioni di anni fa100 mila anni faOggi
90 milioni di anni fa

Un mare tropicale

Qui non c'erano montagne. Sei sul fondo di un mare caldo e poco profondo, come oggi le Bahamas. Intorno a te una scogliera costruita da rudiste, molluschi a forma di cono alti fino a un metro, coralli e alghe calcaree. I dinosauri camminano sulle terre emerse poco lontano. In milioni di anni i gusci si accumuleranno formando il calcare su cui è costruito il paese.

10 milioni di anni fa

La nascita delle montagne (Orogenesi Appenninica)

Dieci milioni di anni fa il territorio era il cantiere di costruzione dell'attuale Penisola Italiana. In quel periodo, la collisione tra la placca continentale africana e quella europea stava raggiungendo un picco di intensità in questa specifica area. Sollevamento tettonico: Iniziata in maniera intensa proprio nel Miocene, la spinta tettonica (orogenesi appenninica) stava letteralmente accartocciando l'antica crosta terrestre. L'emersione del vecchio fondale: L'antico fondale marino tropicale del Cretacico (pieno dei fossili di rudiste di 80 milioni di anni prima) veniva compresso, sollevato, deformato e smembrato in grandi blocchi rocciosi. Un paesaggio in trasformazione Non avremmo visto le montagne alte e boscose di oggi, né una piatta laguna. Il paesaggio era un ambiente in rapida transizione geologica: Un nascente arcipelago: Le porzioni di roccia calcarea più elevate (i futuri Monti Prenestini e il resto dell'Appennino centrale) stavano emergendo dalle acque formando isole rocciose ed aspre. Terremoti e faglie: Essendo una fase di sollevamento attivo della catena montuosa, l'intera regione era soggetta a forti e continui terremoti che spaccavano e inclinavano enormi strati di roccia calcarea.

100 mila anni fa

Il Geosito nel Pleistocene: L'antica scogliera nell'Era Glaciale

Le montagne erano già formate Centomila anni fa, la fisionomia dell'Italia centrale era ormai definita. I Monti Prenestini erano già sollevati e Rocca di Cave aveva l'aspetto di una vera e propria montagna. L'antica scogliera di rudiste era ormai completamente pietrificata e incastonata nella roccia calcarea ad alta quota, proprio dove si trova oggi. Il clima dell'Era Glaciale In quel periodo, la Terra stava entrando nelle fasi iniziali dell'ultima grande era glaciale (nota come glaciazione Würm). Temperature rigide: Il clima era decisamente più freddo e secco rispetto a oggi. Ghiacci e nevi: Sebbene i ghiacciai più imponenti si trovassero sulle Alpi o sulle cime più alte dell'Appennino centrale (come il Gran Sasso), l'area di Rocca di Cave era soggetta a inverni molto lunghi e nevosi, e la vegetazione era composta prevalentemente da foreste di conifere e pini resistenti al freddo. Una fauna completamente diversa e l'arrivo dell'uomo Invece di pesci tropicali o rettili marini, la superficie della montagna era calcata da ben altri protagonisti: La megafauna: Le valli e le pianure laziali sottostanti erano popolate da animali oggi estinti o non più presenti in Italia, come l'orso delle caverne, grandi cervi, lupi, e nelle aree di pianura persino elefanti antichi, ippopotami (nei periodi interglaciali più miti) o i primi mammut. L'Uomo di Neanderthal: Questo è il periodo del Paleolitico Medio. Gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi di specie Homo neanderthalensis frequentavano il Lazio e l'Appennino, trovando spesso riparo nelle numerose grotte e cavità carsiche della regione per proteggersi dal freddo e preparare gli strumenti di caccia in pietra.

Oggi

La scogliera affiora

L'erosione ha messo a nudo la scogliera. Ogni cono di pietra che vedi è una rudista in posizione di vita.